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Corsi di Judo

 
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LO JUDO NON NASCE COME SPORT MA COME SISTEMA EDUCATIVO

L'ho già scritto altrove, ma lo scopo di Jigoro Kano Shihan, fondatore dello Judo, era di creare una scuola che attraverso la pratica dell'arte marziale facesse crescere delle persone migliori.
L'attività agonistica, è solo UNO (e nemmeno il più importante) degli strumenti che lo Judo ha adottato per cercare di arrivare a questo risultato...
Badate bene, qui sta la GRANDE DIFFERENZA con gli Sport propriamente detti
Lo scopo dello judo non è di formare dei campioni, ma di formare delle persone.


E lo è fin dal suo concepimento, tanto che Kano scrisse due aforismi, due massime, che indicano la Via a chi pratica lo judo:


Il primo è un precetto morale..

JI-TA-KYO-EI

""JI" = "se stessi"
"Ta" = "gli altri"
"Kyo" = "insieme"
"Ji-ta kyo" significa letteralmente "se stessi e gli altri insieme" mentre "Ei" significa "benessere", "successo", "vantaggio", "progresso", "prosperità"

"Ji-Ta-Kyo-Ei" può essere tradotto come

"Tutti insieme per crescere e progredire": quando una persona che fa parte di un gruppo progredisce tutti ne beneficiano.

 Il secondo, è un precetto morale e tecnico:

SEI-RYOKU-ZEN-YO

 La parola composta dai primi due ideogrammi, Sei-ryoku, esprime il concetto di energia, vigore sia fisico che mentale.

Gli ultimi due ideogrammi indicano la parola Zen-yo che significa “Buon uso e buon proposito”.

Il tutto può essere tradotto con la massima: “Il miglior impiego dell’energia”.

 

Quindi è un concetto tecnico, in quanto insegna ad utilizzare al meglio la propria energia durante la pratica...

ma unito al primo, assume un carattere morale..
Diventa un Modus Vivendi:

parafrasato : "Tutti insieme per crescere, usando al meglio l'energia".
Proprio da questo nasce un'altra delle differenze rispetto agli sport tradizionali:


3) NELLO JUDO NESSUNO RIMANE IN PANCHINA


Proprio perchè l'importante è di crescere assieme, nessuno viene messo da parte, nessuno viene lasciato indietro.
Nessuno viene lasciato fuori mentre gli altri giocano.
Non c'è "selezione" ognuno ha la possibilità di combattere (e di "vincere").
Tutti praticano con tutti, i più bravi imparano insegnando ai principianti, quelli meno bravi imparano da quelli più avanzati, con un sistema che oggi è conosciuto come "peer to peer", ma che viene usato da sempre nelle Arti Marziali.

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